venerdì 4 ottobre 2013

Una testimonianza
di fr. Tommaso

Il 4 ottobre alle 16.00, presso la Basilica del Santo di Padova, il nostro fratello Tommaso Farnè ha emesso la professione solenne dei voti; ha cioè pronunciato il suo sì a Dio per tutta la vita. Siamo grati al Signore immensamente per il dono di questo fratello e ci sttringiamo a lui con l'affetto e la preghiera!

Fr. Tommaso ci dona la sua testimonianza:

Cari amici, il Signore vi dia pace. Con gioia e un pizzico di emozione ho chiesto ai miei confratelli di potervi incontrare su queste pagine, per condividere il passaggio importante e atteso a cui è giunto il mio cammino di discernimento vocazionale, iniziato ufficialmente con l’entrata in pre-Postulato a Longiano durante i Primi Vespri dell’Immacolata nel 2005:  vorrei provare a raccontarvi la gioia che porto dentro dando voce ad alcune pagine importanti della mia storia, perché “dietro” a questi ultimi anni in convento ci sono i miei primi ventisei anni di vita, compresi come fondante e benedetto tempo di rivelazione. Sappiamo bene quanto Dio prediliga agire “nascosto” nella ferialità delle nostre esistenze, senza eclatanti e fuorvianti eroismi: con me ha fatto proprio così, disseminando copiosamente la mia normale vita di persone, fatti e parole gravidi di grazia. E quando a Lui è piaciuto, ha iniziato lentamente a ricapitolare…e lì ho scoperto che Dio ha sempre avuto cura di me, anche se in modi a volte misteriosi.

Per chi non mi conoscesse, mi chiamo fr. Tommaso, ho 34 anni e sono originario di Imola, come fr. Valerio Folli e fr. Mauro Gambetti. Dopo il Diploma di maturità scientifica mi sono laureato Educatore professionale a Bologna e ho lavorato un paio d’anni in una Comunità educativa per Minori. Negli anni dell’università ho fatto il babysitter, l’istruttore di nuoto e ho prestato Servizio civile in Croce Rossa. A questi rapidissimi cenni biografici non posso far mancare un accenno al viaggio missionario in Brasile nel 1999: un tempo cronologico di appena un mese…ma un tempo del cuore che ancora perdura! Ho compiuto il mio cammino spirituale ed ecclesiale nell’Azione Cattolica, che per vent'anni è stata davvero come una seconda famiglia, che mi ha permesso di maturare attraverso le tante proposte e valori che la caratterizzano: le relazioni, secondo quello stile unico, rischioso e preziosissimo che prova a fare chiesa con tutti, con quella trasversalità che oggi più che allora mi parla chiaramente di Gesù; il servizio, portato avanti con ostinata gioia e passione per l’uomo e con fiducia, amore e obbedienza alla Chiesa; la libertà…di trovare spazio anch’io con i miei limiti accolti e i miei doni valorizzati, ma soprattutto, la libertà sperimentata quando, nel mio cercare, lo Spirito mi conduceva presso altri luoghi e altre persone, un po’ più in là dei confini associativi.
È invece dell’estate del 1998 l’incontro, presso il Villaggio S. Francesco, a Cancellino (Ar), con p. Fabio Mazzini, in occasione di un campo-scuola ACR in cui ero educatore; ricordo nitidamente che fu l’umanità di quel giovane frate che mi colpì profondamente: rivelava una tale pace e luce, che mi suscitò una vera nostalgia di felicità. Viene da lì e dalla successiva frequentazione con la fraternità di Longiano il mio “approdo” al Convegno Nazionale Giovani verso Assisi, che per sette anni consecutivi mi ha visto in prima fila: è in quel contesto di Assisi che, anno dopo anno, il Signore ha operato in me una piccola rivoluzione spirituale. L’icona francescana che mi ha cambiato la vita è la nota spogliazione di Francesco, segno della rinuncia ai beni e ai legami terreni a favore della scelta della paternità di Dio, quale unico bene: fu così che conobbi e credetti che Dio è Padre! Avevo scoperto, da dentro, che è possibile vivere una relazione personale con un Qualcuno che mi conosce e mi ama così profondamente, più di quanto io sia capace, da potermi permettere l’esperienza della nudità totale, senza maschere, senza vergogne e senza temere alcun giudizio; un Qualcuno che non mi vorrebbe diverso da ciò che sono, perché prima delle mie brutture vede la mia bellezza, che Lui ha voluto: questo Qualcuno è Dio Padre. E nessun’altra relazione umana può garantire un tal grado di libertà e di amore. Oggi, con profonda gratitudine, riconosco che la paternità di Dio costituisce ancora la pietra angolare della mia vita spirituale: permane quale ingresso principale nella mia cella interiore.
Un altro anno, sempre ad Assisi, nella solitudine orante della preparazione al sacramento della riconciliazione mi sono ritrovato a faccia a faccia con la mia più completa impotenza nell’essere artefice della mia felicità: l’inquieta nostalgia che mi adombrava dentro cozzava in modo paradossale con la vita di ogni giorno, così ricca e bella da non giustificare l’insoddisfazione che percepivo in me. E per la prima volta ho accettato davanti a Dio di lasciare a Lui quelle redini che tenevo saldamente in mano, e mentre gli offrivo, come Maria, la mia libertà, inattese lacrime hanno accompagnato il piccolo miracolo di un nuovo orizzonte che si affacciava in me: cedendo a Dio il centro, Dio ha fatto immediatamente emergere in me il desiderio di essere tutto suo come frate francescano. Lì dissi a Dio il mio primo, adulto, pienamente consapevole “sì”: non ne afferravo completamente la portata, però mi era chiaro che quel “sì” profumava già di “per sempre”.
Tuttavia sono occorsi alcuni anni, perché quel “sì” trovasse in me sufficiente fede e coraggio per concretizzarsi in una scelta: è bene allora che spenda alcune parole per raccontare qualcosa del cammino fatto insieme a padre Roberto Ceccarelli, nel frattempo divenuto il mio padre spirituale. La scelta di camminare con p. Roberto mosse dal bisogno, maturato lentamente, di approfondire gli aspetti umani, che in me gridavano. In quel periodo della mia vita ho incominciato a frequentare con paure, fughe e resistenze, degne del testardo che so essere, gli anfratti della mia carne e del mio cuore: una discesa lenta e delicata, che soprattutto in questi ultimi due anni ha dato frutti importanti di maturazione umana; frutti che sono senza alcun dubbio doni, non conquiste. Del tempo insieme a p. Roberto condivido due grandi grazie ricevute. Potrei descrivere la prima come la scoperta che anch’io sono capace di amare! La mia affettività, quella profonda, ben protetta e difesa aveva già insinuato in me la paura di non essere in grado di amare, così che, appena iniziato a smuovere i primi sigilli, la diga ha ceduto e, improvvisa e imprevista, ho vissuto la splendida esperienza dell’innamoramento: esperienza assolutamente vitale per ogni essere umano e quindi per ogni successivo “edificio vocazionale”. La seconda grazia non temo di considerarla un vero miracolo e riguarda la mia entrata in convento a Longiano. I circa due anni di direzione spirituale con p. Roberto hanno coinciso con gli anni della sua malattia, fino alla sua morte: anni in cui più di una volta egli mi disse che, pur non comprendendo completamente il senso di una tale chiamata, però si fidava di Dio e accettava di starci. Fino all'accettazione di sorella morte. P. Roberto ha scelto di non farsi strappare la vita, ma di offrirla per tutte le persone cui voleva bene, me compreso. Ancora non conoscevo la potenza di grazia che è racchiusa nell’offerta della propria vita, in particolare là dove la vita letteralmente la si perde per amore di Cristo e dei fratelli, e al capezzale di p. Roberto, quando il Signore lo chiamò definitivamente a Sé, mi parve di sperimentare un gran fallimento, oltre al grande dolore: il fallimento per non aver saputo far tesoro, nel mio cammino di discernimento vocazionale, della ricchezza umana e spirituale di p. Roberto e dei tanti strumenti che mi aveva messo a disposizione. Aveva vinto l’uomo vecchio con le sue vecchie paure: non riuscivo a gettarmi completamente tra le braccia del Padre e persistevo nel difendere alcune zone franche di autonomismo. Ma la svolta era dietro l’angolo. Quando due mesi dopo, ad Assisi, stando per l’ennesima volta di fronte ai miei desideri vocazionali, scoprii che al centro non c’era più la paura di non essere pronto e degno di una chiamata così bella, paura che conoscevo perfettamente, perché da anni mi zavorrava e mi umiliava, ma al suo posto rimaneva la semplicità di un “sì” o di un “no” da dire al Signore, compresi immediatamente che in quel cambiamento operato in me io non c’entravo nulla, ma era completamente un dono gratuito di Dio, per intercessione di p. Roberto. Di questo sono certo. E così dissi “sì” e dopo poco entrai in pre-Postulato a Longiano.
Infine, dall’alveo di questi anni di discernimento vocazionale e di formazione iniziale alla vita religiosa, raccolgo alcuni valori che sono stati veramente performativi.
In Postulato a Brescia, negli anni 2006-2008, mi sono innamorato della povertà: al cuore la povertà chiede la conversione costante e radicale secondo la bellissima logica perdente e minoritica del Vangelo; alla vita la povertà chiede scelte concrete, semplici, personali e comunitarie che siano anche segno visibile. È un terreno molto provocatorio su cui fare verifica. Sempre a Brescia ho incontrato intimamente la Parola e le ho bussato assiduamente nel silenzio e nella solitudine: ho saputo così che la Parola è viva e inesauribile, che vivifica ciò che tocca e riempie soavemente il silenzio e la solitudine. Davanti alla sua Parola, il buon Dio mi ha fatto sentire il suo Amore personale, mi ha innamorato di Lui e mi ha donato copiose e benedette lacrime di contrizione e di gioia.
L’anno di Noviziato, anno in cui si veste il saio e in cui ci si prepara alla consacrazione, l’ho vissuto c/o la Basilica di Sant’Antonio a Padova: così il 29 agosto 2009 ho professato la Regola di vita di S. Francesco nelle mani dell’allora mio Ministro provinciale, p. Mauro Gambetti, attuale Custode del Sacro Convento ad Assisi: fu il secondo “sì” pronunciato con l’intenzione e l’impegno al “per sempre”.
Giungo infine a oggi e guardo a questo quarto anno di Professione temporanea come compendio e frutto del cammino di post-Noviziato compiuto nella fraternità del convento S. Antonio Dottore (Pd). Oggi sto bene, sono felice di essere frate e riconosco di essere cresciuto tanto nella verità di chi sono, riscoprendomi così più libero di rispondere alla chiamata del Padre a essere figlio e testimone dell’Amore, nella forma intuita da S. Francesco. Dopo anni di lavoro umano e spirituale per armonizzare in modo pacificato la gamma di colori che mi caratterizzano, molti dei quali dalle tinte accese, da buon romagnolo, accolgo i passi fatti, non solo come segno tangibile della cura di Dio per me, ma come possibilità per restituire, nella responsabilità e nella letizia della vocazione, l’amore di cui l’Altissimo mi ha fatto oggetto. Non esagero se affermo che la chiamata quotidiana a essere frate è per me motivo di salvezza.
Desidero fortemente che la bellezza, che in questi anni ho scoperto abitare anche in me per sola bontà del Signore, possa essere tutta consegnata a servire la volontà del Padre. Non voglio trattenere nulla per me! So per esperienza che quanto tengo riservato a me diviene illusione di autosufficienza, non sazia e non dà pace. Per contro, credo e amo che solo in esodo da me stesso e solo abbandonato totalmente al Padre si dischiude continuamente il miracolo della vita vera.
È stato nella fede che ho ascoltato la nostalgia di Dio; nella fede ho iniziato a cercarLo; nella fede ho udito una chiamata e nella fede ho risposto; nella fede sto camminando; nella fede ho immerso le mie povertà e nella fede ritrovo il senso di me stesso. La mia fede è certamente piccola, ma un confratello mi ha insegnato che la vocazione è anzitutto una questione di fede.
Così, ancora una volta, nella fede sto per dire per la terza volta il mio “sì”, per sempre.
Concludo con una piccola nota logistica. Dopo cinque anni a Padova ho ricevuto una nuova obbedienza: da metà settembre sarò in convento a Treviso, in una fraternità composta da otto frati, molti dei quali giovani. La nostra chiesa di San Francesco di Treviso è bellissima (così come tutta la città) e disponiamo anche di una piccola ala per l’accoglienza in autogestione di piccoli gruppi: chi ha orecchi intenda…!!!
Vi saluto con affetto. Il Signore vi dia la pace!

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