Turismo religioso a Longiano

La città di Longiano offre numerosi luoghi di interesse religioso.
Negli Statuti Malatestiani di Longiano del 1448 sono nominate quindici chiese, ben nove delle quali nel Centro Storico.
Oggi nel centro sono presenti tre chiese consacrate e due sconsacrate. Frequenti mete del turismo religioso, rappresentano una voce importante nell'ambito del turismo longianese.



Oltre al grande Santuario del SS. Crocifisso, che spicca nella parte settecentesca del Centro Storico, proseguendo lungo via Borgo Fausto verso il Castello Malatestiano, si incontra la Collegiata di S. Cristoforo, sede parrocchiale, anch'essa settecentesca.

La prima chiesa risale a poco prima dell'anno Mille: viene ricordata nella bolla del 1144 dal Papa Lucio II, e fu consacrata il 6 agosto 1195 da Ugone, Vescovo di Rimini. Alla fine del Seicento fu riedificata la chiesa attuale, che venne consacrata nel luglio del 1712 dal Card. Devia. Nel 1711 fu costruito il campanile.
Il Papa Benedetto XIV il 21 settembre 1744 la elevò a "Collegiata Insigne". 

Ornano la chiesa opere preziose: un San Sebastiano di Gian Gioseffo del Sole (sec. XVII); una Crocifissione con Madonna e San Giovanni Battista del Centino (1660); una statua della Madonna e un bassorilievo di San Cristoforo, opera del Graziani (1850), e opere di Benedetto Coda e Antonio Lilio.


Ai piedi del Castello Malatestiano si può osservare l'Oratorio di San Giuseppe, gioiello tardobarocco, voluto dalla Confraternita degli Agonizzati - detta anche di S. Giuseppe, appunto - iniziato nel 1703 secondo un progetto architettonico attribuito prima al cesenate Pier Mattia Angeloni e, successivamente, a Giovanni Masi. La costruzione si dà per terminata in una prima fase nel 1728. Ciò che colpisce è la nobile armonia dell'edificio, con una rigorosa pianta a croce greca: la facciata è in mattoni a vista, con un portale finemente giocato con i soprastanti occhi e finestre munite di pregevoli inferiate in ferro battuto.

Notevoli la ricchezza e l'eleganza della decorazione interna: gli ornati e gli stucchi sottolineano gli elementi architettonici in maniera copiosa. Artefice di questo artificio plastico e decorativo (1789-1791) è il riminese Antonio Trentanove.
Tra gli stucchi prendono forma le statue che rappresentano le tre Virtù teologali - Fede, Speranza, Carità - e una Virtù cardinale, la Giustizia; i pannaroni degli altari; gli stucchi a raggiera delle cupole che si chiudono alle loro sommità con una colomba dorata in legno, che suggella quella che è forse la più intatta testimonianza della architettura settecentesca tardobarocca nella Romagna meridionale.
Ad Antonio Zanchi, allievo prediletto di Gian Gioseffo Dal Sole, sono da ascrivere le tre grandi pale che adornano sia l'altare centrale, "Il transito di S. Giuseppe" che i due altari laterali, "Madonna col Bambino e Santi Francesco Saverio e Francesco da Paola" e "Angeli che sorreggono il medaglione", che racchiude la Vergine e il Bambino in affresco cinquecentesco di mano ignota. Nella parte bassa di questo dipinto raffinato e di efficace impianto formale si apre una bella veduta di Longiano.
Ancora Longiano è raffigurata in maniera più minuziosa nel dipinto del 1748 di Giuseppe Rosi, "San Valerio Martire".
L'edificio, tuttora consacrato, ospita dal 1989 il Museo d'Arte Sacra, che custodisce opere e arredi sacri, paramenti e reliquie. Spiccano il Compianto di Ilario Fioravanti e l'icona della Madonna delle Lacrime (sec. XV), citata da Oriana Fallaci nel suo ultimo libro. Vi è inoltre custodito il corpo di S. Valerio Martire. Il Museo conserva anche diverso materiale storico riguardante l'Arciconfraternita del SS. Crocifisso.


Nella parte medioevale della città troviamo l'ex-chiesa della Madonna delle Lacrime. Si narra che il 2 marzo dell'anno 1506, nella casa di Sebastiano Barberi, nel Centro Storico di Longiano, si verificò  un miracolo: un'icona orientale quattrocentesca, raffigurante la Madonna con Gesù bambino, "sudò". Barberi, colpito dalla devozione dei longianesi che si recavano a visitare l'immagine "miracolosa", decise di donare la casa alla comunità, che vi fece costruire una chiesa, terminata nel 1510, e poi riedificata dalle fondamenta nel 1772. La chiesa ha sempre custodito l'icona della Madonna delle Lacrime, in una nicchia azzurra nel muro dell'abside.
Nel 1944, nel corso di un bombardamento, la chiesa venne irreparabilmente danneggiata da una granata, e venne ricostruita negli anni successivi, senza ripristino dell'intonaco esterno e interno. L'icona, messa provvidenzialmente in salvo dal parroco in tempo si guerra, si trova ora esposta nel Museo d'Arte Sacra.
Dal 1998 la chiesetta è sede del Museo Italiano della Ghisa.


La chiesa della Madonna di Loreto, conosciuta anche come "chiesa del Castello", si trova di fronte al Castello Malatestiano, con ingresso principale su Piazza Malatestiana, nella parte più alta del Centro Storico. La prima chiesa venne costruita nel 1650; dedicata alla Madonna di Loreto e a Sant'Antonio da Padova, venne donata nello stesso anno dai Padri Cappuccini di Cesenatico.
Nel 1753 la chiesa venne riedificata, e rimase proprietà dei Cappuccini fino al 1806. La chiesetta, oggi sconsacrata, è sede, assieme al Castello Malatestiano, della Fondazione Balestra, che organizza al suo interno mostre d'arte contemporanea e, nel periodo della Longiano dei Presepi (da metà dicembre a metà gennaio), vi allestisce il Presepe d'Autore.


Da segnalare, poco lontano dal Centro Storico, la splendida chiesa romanica di Santa Marina di Massa. La piccola chiesa è stata costruita nel VII Secolo. Le prime notizie risalgono infatti, per la precisione, al 650 d.C., quando l'Arcivescovo di Ravenna concesse in affitto all'ex-esarca Teodoro Calliopa più terreni, tra cui Massa Uttiana. Il nome potrebbe derivare da Utius, un colono assegnatario del fondo ai tempi romani. Vi era un abitato, senz'altro di possesso ecclesiale, con una cappella intitolata a Santa Marina.
Nel 1037 l'imperatore Corrado II affidò al Monastero di Classe di Ravenna molti possedimenti tra cui Massa Utiani, riconfermata nel 1139 dall'Arcivescovo Gualtieri e nel 1164 dall'imperatore Federico Barbarossa, con il nome di Massa Uzani.
L'11 luglio 1777 Pio VI destinò a Cesena alcune parrocchie di Rimini e fra queste Balignano, con annessa S. Marina di Massa, come dice la Bolla.
Gravemente danneggiata dalla seconda guerra mondiale, negli anni Settanta la chiesa è stata completamente restaurata e riportata al primitivo splendore su progetto dell'architetto e scultore Ilario Fioravanti.
All'interno si trovano due opere di valore: un Crocifisso di legno e gesso e una statua della Madonna, entrambi del Seicento.



Per altre informazioni sulle attrattive turistiche di Longiano, si può consultare la pagina dedicata sul sito del Comune di Longiano.
Qui invece la pagina facebook dell'ufficio turistico di Longiano.